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mercoledì 8 novembre 2017

Dark Star Revelation

Mancava sul blog da tanti, troppi anni: Dark Star Brewing Company, attivo dal 1987 ed uno dei precursori della craft beer revolution inglese, soprattutto per quel che riguarda l’utilizzo di luppoli americani. Il nanobirrificio nasce in un angolo della cantina dell’Evening Star Pub di Brighton, una sorta di istituzione per gli appassionati di Real Ale, di proprietà dell’imprenditore Peter Halliday, del publican Peter Skinner e del birraio Rob Jones; i clienti sembrano apprezzare e l’impianto, poco più grande della pentola di un homebrewer, è insufficiente a soddisfare le richieste che iniziano ad arrivare anche da altri pub. Il birrificio viene inizialmente chiamato Skinners, ma visto che in Cornovaglia ne esisteva già uno con lo stesso nome, viene scelto il nome Dark Star. Così Rob Jones aveva chiamato la sua bitter quando lavorava alla Pitfield Brewery di Londra, ispirandosi all’omonima canzone dei Grateful Dead.  
Nel 2001 viene inaugurato ad Ansty il nuovo impianto da 17 ettolitri e viene assunto il birraio Mark Tranter che resterà alla guida di Dark Star sino al 2013, anno in cui si metterà in proprio fondando il birrificio Burning Sky. Nel 2010 c’è un nuovo trasloco, quello nella sede attuale di  Partridge Green, venti chilometri a nord ovest di Brighton, nel quale trova posto il nuovo impianto da 50 ettolitri; nel 2011 viene acquistato il pub The Partridge, sempre a in Partridge Green, che funziona come taproom del birrificio. Per anni Dark Star ha privilegiato fusti e cask (90%) rispetto alle bottiglie: nell’agosto 2015 sono arrivate le prime lattine con il debutto dell’American Pale Ale. Attualmente l’head brewer è Andy Paterson, alle spalle tre anni di esperienza presso BrewDog.

La birra.
Nel 2012 Dark Star annuncia la nascita di una nuova American Pale Ale (5.7%) chiamata Revelation. Il birraio Mark Tranter raccontava: “otto o nove anni fa, quando feci la mia prima American Pale Ale, avevo intenzione di darle un contenuto alcolico del 5.7%; parlando con publican e distributori decidemmo di abbassarlo al 4.7% per meglio soddisfare le richieste del mercato inglese. Nessun problema, ma quel  “5.7%” è sempre rimasto nei miei pensieri e, ora che il mercato domestico è evoluto e la gente è disponibile a bere birre più alcoliche in minor quantità,  pensiamo sia il momento giusto per riproporlo”. La ricetta prevede malto Best Pale Ale e un mix di luppoli americani che include Warrior, Cascade, Columbus, Crystal  e Chinook; visto il grande successo riscosso dalla American Pale Ale, a novembre 2015 la Revelation ha anche debuttato nella versione lattina, corredata di iscrizione Pro amore humulus (per amore del luppolo) e decorata dalla bella grafica pensata da Lon Chan, illustratore free lance di Brighton. 
All’aspetto è di colore oro antico quasi limpido; la bianca schiuma è cremosa e compatta ed ha un’ottima persistenza. L’aroma è pulito ma poco e intenso e non particolarmente fresco; pompelmo zuccherato, arancia, profumi floreali. Non c’è molto su cui soffermarsi ed è quindi meglio avvicinare subito il bicchiere alle labbra: il gusto è molto più intenso ed è guidato da un ottimo equilibrio.  La base maltata non è invadente ma è ben percepibile: miele, qualche accenno biscottato e caramellato supportano la generosa luppolatura che ripropone pompelmo e arancia, mentre il finale amaro oscilla tra il resinoso e il vegetale ed è di buona intensità. Un’American Pale Ale semplice, pulita e molto bilanciata, poco carbonata, morbida e gradevole al palato, capace di accompagnarvi con soddisfazione nel corso di un’intera serata reclamare particolare attenzione.  La lattina in questione non è molto valorizzata dalla freschezza: lotto di produzione o data di scadenza non sono indicati, ma l’impressione bevendola è che abbia già diversi mesi sulle spalle.
Formato: 33 cl., alc. 5.7%, IBU 65, lotto e scadenza non riportati.

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

giovedì 23 maggio 2013

Dark Star Green Hop IPA

Dopo oltre un anno e mezzo ritorniamo a stappare una Dark Star, birrificio "nato" a Brighton nel 1994. Questa volta abbiamo una delle loro produzioni stagionali, ovvero una fresh hop IPA che viene appunto commercializzata in autunno, subito dopo la raccolta del luppolo, solitamente nei primi giorni di ottobre. La beviamo con qualche mese di ritardo e - anticipiamo subito - sarebbe forse stato meglio non berla, visto che queste birre hanno nella estrema freschezza la loro stessa essenza, che ovviamente non può durare diversi mesi. Ha forse anche poco senso, da parte di chi la produce, indicare un anno come data di scadenza;  se per le birre (molto) luppolate vale generalmente la regola del "bevila più fresca che puoi", ciò è ancora più vero per queste fresh hop, dalle quali ci si aspetta un esplosione di freschi e pungenti aromi di luppolo. Ad ogni modo, ci è capitato di bere anche delle fresh hop (assurdamente) importate dall'America (qui e qui), con discreta soddisfazione. Quindi non ce la sentiamo di dare tutta la colpa a quegli otto mesi di vita che questa Dark Star Green Hop ha sulle spalle. L'aroma è sì vegetale, ma tende al "muschio", quasi al sottobosco; non è quello che ci aspetteremo da una birra brassata (esclusivamente, se abbiamo capito bene) con del Simcoe appena raccolto. Anche in bocca le cose non migliorano: leggero caramello, qualche remoto accenno di marmellata di frutta (agrumi e mango) ma soprattutto un amaro vegetale molto marcato che satura rapidamente il palato e rende la bevuta molto faticosa. Il risultato è quasi una "tisana" erbacea, poco carbonata, dal corpo medio e non esattamente gradevole, con i luppoli più morti che vivi. Qualcun altro ha bevuto sembra il nostro stesso lotto qualche mese fa e non ne è rimasto esattamente entusiasta: ecco il video, in inglese. Alla prossima raccolta di luppolo, sperando in un lotto un po' più "fortunato". Formato: 33  cl., alc. 6.5%, scad. 15/10/2013, pagata 5.13 Euro (beershop, Inghilterra).

giovedì 5 gennaio 2012

Dark Star Imperial Stout (2010)

L’ammiraglia del birrificio inglese Dark Star è una Imperial Stout dalla gradazione alcolica di tutto rispetto (10.5%); le bottiglie sono denominate secondo l’annata di produzione, in questo caso “Vintage 2010”. Assolutamente nera; la schiuma, nocciola, è abbastanza grossolana, ovviamente di dimensioni molto contenute ma abbastanza persistente. Al primo impatto l’aroma libera sentori di malti torrefatti, caffè e cioccolato; leggera presenza di cenere, mentre dopo qualche minuto, aprendosi, si sprigiona un forte odore di liquirizia, amara, che copre quasi ogni altro profumo. Corpo pieno, scarsamente carbonata, arriva in bocca con una grande morbidezza, quasi setosa. L’alcool è fantasticamente nascosto; pur riscaldando il palato e la gola, non ne pregiudica mai la (relativa) facilità di bevuta. Anche in bocca c’è molta, troppa liquirizia, che domina il tutto lasciando posto a delle leggere note di malto tostato in sottofondo. Un po’ di caffè ritorna a fine corsa, nel retrogusto, amaro, caldo, avvolgente. Imperial Stout molto secca e solida, che parte molto bene ma progressivamente tende un po’ a perdersi in un “mare” di liquirizia, almeno in questa bottiglia. Per avere qualche altra notizia sulla Dark Star Brewery, vi rimandiamo invece qui. Formato: 33 cl., alc. 10,5%, lotto 1467, scad. 06/2012, prezzo 4.37 Euro.

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english summary: Brewery: Dark Star Style: Imperial Stout.
Appearance: black with a spare tanned head. Aroma: roasted malt, coffee, chocolate, hints of ashes. Slowly a strong licorice aroma rises up and takes slowly completely over the nose of this beer. Mouthfeel: full bodied, low carbonation, smooth, silky texture. Taste: again, loads of licorice are hiding everything else. The beer is dry, a 10.5% ABV is fantastically hidden but there’s nothing else much then licorice. Light roasted malt in the background, hints of bitter coffee in the aftertaste. Overall: this is a very solid and tasty Russian Imperial Stout, we only wished it wasn’t so licorice oriented. Bottle: 33 cl., 10,5% ABV, batch 1467, BBE 06/2012, price 4.37 Euro.

lunedì 12 dicembre 2011

Dark Star Espresso Stout

Ha ormai quasi venti anni la Dark Star Brewing Company, inaugurata in sordina, con un impianto appena poco più grande di quello di un homebrewer, nella cantina dell'Evening Star Pub, nella movimentata cittadina di Brighton, Sussex. Un ristretto gruppo di clienti diventa la cavia per testare i primi esperimenti brassicoli, ma ben presto l'impianto in cantina si rivela assolutamente insufficiente per soddisfare tutte le richieste che arrivano, oltre che dal proprio pub, da altri locali e dai beer festival. L'imprenditore Peter Halliday, il publican Peter Skinner ed il birraio Rob Jones gettano le basi per il nuovo birrificio che viene inzialmente chiamato Skinners; ma visto che già esisteva in Cornovaglia un birrificio con lo stesso nome, si cambia in Dark Star; il nome è quello di una dark bitter che Rob aveva prodotto nel 1987 quando lavorava alla Pitfield Brewery di Londra; ma il nome di questa birra a sua volta si ispirava alla omonima canzone dei Grateful Dead. Iniziano i traslochi; nel 2001 ad Ansty, qualche anno dopo a Partridge Green, sito produttivo che viene ulteriormente ingrandito ed inaugurato da Roger Protz nel 2010. Nel frattempo Peter Skinner abbandona il team ed arriva Mark Tranter, che da una decina d'anni ricopre il ruolo di mastro birraio. Al momento la Dark Star è il secondo più grande birrificio del Sussex, dietro ad Harveys. La gamma oggi si compone di circa 30 birre, solo sei delle quali disponibili tutto l'anno. Questa Espresso Stout fa parte della produzione "regolare", e viene prodotta aggiungendo chicchi di caffè Arabica; assolutamente nera, con una schiuma beige abbastanza generosa, fine, molto persistente e cremosa. Ottimo l'aroma, molto pronunciato, con netta predominanza di caffè in grani, fondo di caffè e una elegante tostatura di malti. In bocca onestamente ce l'aspettavamo diversa; si tratta invece di una stout molto snella e poco morbida, watery, con una carbonazione correttamente contenuta. Il corpo esile la rende molto beverina, ma anche un po' troppo sfuggente; poche divagazioni al palato, anch'esso dominato dal caffè che si alterna con la tostatura dei malti. Secca ed amara di tostatura, con il luppolo (challenger) rilegato ad attore molto secondario; retrogusto coerente, molto secco e, indovinate un po', ricco d'amaro torrefatto. E' una birra un po' monocorde, senz'altro gradevole, e la nostra impressione è che una bottiglia da 33 cl. ci sarebbe tranquillamente bastata, da bere fuori pasto. Il mezzo litro, senza abbinamento gastonomico, ci è sembrato troppo alla distanza; birra monocorde, dicevamo, che probabilmente t rae grande giovamento dall'abbinamento con qualche dolce al cioccolato o, se vogliamo restare in Italia, con un Tiramisù. Non l'abbiamo provata in cask ( o keg?), ma la versione in bottiglia ci è sembrata troppo snella, e senz'altro avremmo gradito una maggiore cremosità. Formato: 50 cl., alc. 4.2%, lotto 2035, scad. 05/2012, prezzo 3.80 Euro.

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english summary: soon