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mercoledì 27 novembre 2019

FiftyFifty Totality Imperial Stout

Del birrificio Fifty Fifty di Truckee, California, vi avevo parlato nel 2015: in questa sperduta località montana Alicia ed Andy Barr hanno fondato nel 2006 un brewpub lasciando il loro lavoro alla Hewlett-Packard.  Reno è a 50 chilometri mentre il Lago Tahoe è a soli venti. Nonostante avessero qualche esperienza con l’homebrewing i due decidono di affidare la direzione dell’impianto all’esperto Todd Ashman, un birraio fondamentale non solo per il successo di FIfty Fifity ma anche per l'intera Craft Beer Revolution americana e soprattutto uno dei primi a sperimentare affinamenti in botte. Nel corso della sua permanenza al brewpub Flossmoor Station a Chicago (undici medaglie ottenute al Great American Beer Festival), negli anni ’90, aveva avuto modo di studiare da vicino quello che stava facendo Goose Island. 
Ed è proprio con una birra Barrel Aged, la imperial stout Eclipse, che Todd ha portato notorietà e successo Fifty Fifty: ogni anno centinaio di beergeeks affollavano la taproom cercando d’impossessarsi di qualche preziosa variante; poi, come spesso accade, l’hype degli appassionati si è spostato altrove e le bottiglie di Eclipse sono divenute reperibili senza fare troppa fatica anche alle nostre latitudini.  Nel 2014 Ashman aveva annunciato le sue dimissioni per ritornare alla Flossmoor Station di Chicago, continuando comunque collaborare esternamente per la famiglia Barr; a quanto pare dei problemi di salute lo hanno costretto a rinunciare e alla Fifty hanno fatto una colletta ed un fundraising per pagargli le spese mediche.  Oggi Ashman riveste ancora il ruolo di consulente per Fifty ma in sala cottura c’è un team di birrai guidato da Brian McGillivray e Marley Anderson: a loro il compito di far funzionare il vecchio brewpub, che alimenta anche l’adiacente ristorante Drunken Monkey, e un secondo sito produttivo (35 hl) a Tuckee dalla. E’ invece prevista per la primavera del 2020 l’apertura di una succursale a Reno, la piccola Las Vegas del Nevada.

La birra.
Totality è l’imperial stout base che ha poi dato forma alle numerosissime varianti della più famosa Eclipse; questa è stata per molti anni l’unica birra che Fifty Fifty distribuiva fuori dalla California ed in altri continenti; solo di recente, grazie all’aumentata capacità produttiva, il birrificio ha iniziato a distribuire anche altre etichette e qualche lattina di Totality è arrivata anche in Europa. 
2row, Golden Promise, Munich Light, Dark e Honey, Red Wheat, Pale Chocolate, Brown, Chocolate, Black e malti tostati; queste dovrebbero essere le basi di una ricetta alla quale vengono aggiunti luppoli Mt. Hood, Magnum e Perle, estratto di malti e sciroppo di riso. 
Il suo colore è ebano scuro, la schiuma è cremosa, compatta ed ha buona persistenza. L’aspetto è bello e invitante, l’aroma invece è poca roba: accenni di torrefatto, fruit cake, frutti di bosco. L’intensità è davvero minima. Fortunatamente il gusto mostra segni di ripresa, non tanto per quel che riguarda pulizia e definizione, ma soprattutto per intensità. Caramello, fruit cake, liquirizia aprono un percorso dolce che viene bilanciato e concluso dall’amaro del caffè, del tostato, del cioccolato fondente e da una leggera luppolatura: la presenza etilica è quasi delicata. Al palato non ci sono particolari ingombri o viscosità, solo una leggera morbidezza. 
Totality di Fifty Fifty è un’imperial stout molto bilanciata che si lascia bere con facilità ma che non brilla per precisione e pulizia: bene ma non benissimo, per farla breve. Discorso che potrei estendere anche alla sorella più famosa Eclipse, le cui varianti viaggiano solitamente a 30€ a bottiglia: si beve bene, ma il rapporto qualità prezzo non è dei migliori e a quelle cifre oggi si trovano molte alternative.
Formato 47,3 cl., alc. 9.5%, imbott. 07/02/2019, prezzo indicativo 7,00 euro (beershop) 

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

mercoledì 9 dicembre 2015

FiftyFifty Eclipse Imperial Stout - Evan Williams Single Barrel 2013

Truckee, cittadina di quattordicimila abitanti nella California del Nord-Est, Sierra Nevada, a pochi chilometri dal confine con il Nevada: Reno, la piccola Las Vegas, è a 50 chilometri mentre il Lago Tahoe è a soli venti.  E' in questa sperduta località montana che Alicia ed Andy Barr hanno deciso di fondare il brewpub Fifty Fifty, lasciando il loro decennale percorso lavorativo alla Hewlett-Packard; nel loro passato anche qualche timido esperimento di homebrewing. Alla Fifty Fifty nel 2006 arriva Todd Ashman, un birraio fondamentale non solo per il successo del birrificio californiano ma anche per l'intera Craft Beer Revolution americana.
Folgorato dall'assaggio di una Sierra Nevada Pale Ale, a metà degli anni '80 Todd si dedica all'homebrewing trasformando il suo hobby in professione: le sue prime esperienze sono alla Bison Brewing ed alla Kegs Brewery nel New Mexico, per poi approdare nel 1997 al brewpub Flossmoor Station a Chicago. E' qui che Todd, ispirato da quello che stavano facendo Goose Island e Boston Beer Company, inizia a sperimentare con gli affinamenti in botte diventando di fatto uno dei pionieri americani delle Barrel Aged Beers. Nel corso della sua esperienza a Chicago, Ashton ottiene ben 11 medaglie al Great American Beer Festival prima di passare nel 2004 alla Titletown Brewing  (Green Bay, Winsconsin) e nel 2006 alla Fifty Fifty.  A luglio 2014 Ashton ha annunciato le sue dimissioni per ritornare alla Flossmoor Station di Chicago, in procinto di aprire un secondo sito produttivo; il ruolo di head brewer alla Fifty Fifty passa nella mani di Alyssa Shook, mentre Ashton ha comunque annunciato che continuerà a supervisionare la produzione della sua "creatura" che ha reso famosa Fifty Fifty nel mondo, ovvero la Eclipse Imperial Stout.
Prodotta per la prima volta nel 2008, Ecplise viene commercializzata una sola volta all'anno nel corso di un evento che - come spesso accade negli Stati Uniti - genera hype ed isteria. Negli ultimi anni quasi tutta l'intera produzione di questa birra viene venduta attraverso quello che viene chiamato "Futures"; sul il sito del birrificio potete prenotare 6 o 12 bottiglie a testa, lasciando come caparra la metà del prezzo, ovvero 10 dollari a bottiglia. In alternativa dovete cercarla in qualche beershop o liquor store, ad un prezzo che si aggira di solito intorno ai 30 dollari (più tasse) a bottiglia.
Ogni anno vengono commercializzate diverse versioni barricate di Eclipse, che si differenziano tra di loro per il tipo di botte utilizzata e per il colore della ceralacca applicata al collo della bottiglia; sul sito del birrificio trovate una guida per orientarvi nel vostro acquisto.
La base di partenza è l'imperial stout chiamata Totality, la cui ricetta prevede malti Rahr 2row, Simpsons Golden Promise, Gambrinus Munich Light, Dark e Honey, Rahr Red Wheat Malt, Crips Pale Chocolate Malt, Simpsons Brown, Chocolate, Black, e malti tostati; i luppoli sono Mt. Hood ed  i tedeschi Magnum e Perle. In aggiunta viene utilizzato estratto di malti e sciroppo di riso (Rice Syrup Solids). La Totality viene prodotta solitamente tra Marzo e Aprile per essere poi travasata nelle botti a Maggio, restandoci almeno 180 giorni; a Novembre viene imbottigliata per essere poi messa in vendita nel corso di un'apposita festa che si tiene ogni anno a Dicembre.
Mentre sta per arrivare l'Eclipse 2015, io faccio qualche passo indietro al 2013: bottiglia in ceralacca nera che sta ad indicare affinamento in botti che hanno ospitato Evan Williams Kentucky Straight Bourbon Whiskey. Le note serigrafate sulla bottiglia indicano che è anche stato aggiunto del miele. 
Semplicemente splendida nel bicchiere: nerissima, sormontata da una generosa schiuma color nocciola, compatta, fine e cremosa, dall'ottima persistenza per una birra dall'elevato contenuto alcolico invecchiata in botte. L'aroma non è esplosivo ma regala comunque una ricca e complessa opulenza: frutti di bosco, miele, fruit cake, vaniglia affiancate da sentori di bourbon e di legno, eleganti tostature, caramello bruciato. Il meglio deve tuttavia ancora arrivare ed è sufficiente il primo sorso a capirlo: sensazione palatale sontuosa, piena, con poche bollicine ed una consistenza densa ma cremosa e vellutata, quasi masticabile come fosse una mousse. Alla dolce festa partecipano in ordine sparso, entrando ed uscendo di scena senza un ordine prestabilito, caffè e miele, fruit cake che a tratti si confonde con il tiramisù, prugna disidratata, cioccolato, pane e orzo tostati, vaniglia. I sapori non sono forse impeccabilmente definiti singolarmente, ma quel "tutt'uno" che si forma è molto, molto appagante. La bevuta è dolce per poi essere ben equilibrata dall'amaro del caffè, delle tostature, del cioccolato fondente oltre a qualche residuo di luppolatura ancora presente a due anni di distanza dalla messa in bottiglia; sontuoso il retrogusto, lunghissimo, morbido, un caldo abbraccio di bourbon, vaniglia, caffè, cioccolato ed una punta di cenere. L'alcool (11.9%) è magistralmente sotto controllo, fornendo un adeguato sottofondo morbido e mai invadente nel corso di tutta la bevuta e contribuendo a stemperare un po' del dolce. 
Una splendida Imperial Stout da sorseggiare in tutta tranquillità dopo cena, per scaldarvi idealmente dai gelidi inverni di Truckee, dove viene prodotta, a 1800 metri di altitudine: riscalda e rincuora, facendosi perdonare il prezzo eccessivo (e po' sopra la media) anche alla fonte, ovvero in territorio americano. In Europa ne arriva ogni tanto qualche bottiglia, spesso corredata di passamontagna la cui funzione non è esattamente quella di proteggerla dal freddo: ma se volete farvi un regalo di Natale, la possibilità c'è.
Formato: 65 cl., alc. 11.9%, vintage 2013, pagata 32.99 dollari + tasse (liquor store, USA).

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.